Il Poverello di Assisi | 4 OTTOBRE

Caro San Francesco,come tu ben sai da poco ho perso il mio bambino,Desideravo tanto una bambina ed è arrivata questa gravidaza.Il mio non curarmi e non amarmi,ha portato sicuramente queste ripercussioni.Fa che il mio bambino poss splendere in Cielo con voi tutti santi davanti a Dio,ma insegnami ad amarmi e rispettare come creatura di Dio.Come faccio a fare la moglie ,la madre (ho un bimbo piccolo di 9 mesi) el’infermiera se non amo prima me stessa? Aiutami a fiorire,a maturare,ad essere una donna migliore,una donna di Dio. Che anche davanti al male.porti pace e bene.Lo sai non riesco ad essere nemmeno più incline al perdono,sono diventata paranoica e spenta.Io so che tu hai scommesso su Dio,aiutami a fare altrettanto,seriamente e veramente. Spero che a Dio chiederai una bellissima bambina per me,che potrà donarmi nei modi e nei tempi stabiliti da Lui. Intercedi per la mia famiglia e le nostre famiglie di origine.Ti prego per il mio sposo,a volte tanto distante e scostante,a volte poco incline all’ascolto e alla nostra intimità familiare. Poni tu,caro Francesco,tutto questo nella piaga del costato di Gesù e porta un fiore d’amore alla mia Mamma Celeste. Ti abbraccio forte caro amico,sii il mio Whatsapp del Cielo,Un abbraccio,Pace e Bene a Te in ParDISO

Il Transito di Francesco

Il Santuario della Porziuncola custodisce, da circa otto secoli, i luoghi della vita di Francesco d’Assisi e del nascente Ordine dei Frati Minori.

La Porziuncola, per volontà dello stesso Francesco, è anche il luogo della morte del santo d’Assisi.

Dimorava allora il Santo nel palazzo del vescovo di Assisi, e pregò i frati di trasportarlo in fretta a Santa Maria della Porziuncola, volendo rendere l’anima a Dio là dove, come abbiamo detto, per la prima volta aveva conosciuto chiaramente la via della verità (FF 507).

Qui la sera del 3 ottobre del 1226 accolse cantando Sorella morte:
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’ scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!
Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farrà male (FF 263).

Qui Francesco ha compiuto il suo transito dal tempo all’eternità.

Poi si fece portare il libro dei Vangeli, pregando che gli fosse letto il brano del Vangelo secondo Giovanni, che inizia con le parole: Sei giorni prima della Pasqua, sapendo Gesù ch’era giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre (Gv 12,1; 13,1). E dato che presto sarebbe diventato terra e cenere, volle che gli si mettesse indosso il cilicio e venisse cosparso di cenere. E mentre molti frati, di cui era padre e guida, stavano ivi raccolti con riverenza e attendevano il beato «transito» e la benedetta fine, quell’anima santissima si sciolse dalla carne, per salire nell’eterna luce, e il corpo s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide l’anima del santissimo padre salire dritta al cielo al di sopra di molte acque; ed era come una stella, grande come la luna, splendente come il sole e trasportata da una candida nuvoletta (FF 511-513).

Si radunò allora una grande quantità di gente, che lodava e glorificava il nome del Signore. Accorse in massa tutta la città di Assisi e si affrettarono pure dalla zona adiacente per vedere le meraviglie, che il Signore aveva manifestato nel suo servo. I figli intanto effondevano in lacrime e sospiri il pio affetto del cuore, addolorati per essere rimasti orfani di tanto padre.

Ma la singolarità del miracolo mutò il pianto in giubilo e il lutto in esplosione di gioia. Vedevano distintamente il corpo del beato padre ornato delle stimmate di Cristo e precisamente nel centro delle mani e dei piedi, non i fori dei chiodi, ma i chiodi stessi formati dalla sua carne, anzi cresciuti con la carne medesima, che mantenevano il colore oscuro proprio del ferro, e il costato destro arrossato di sangue. La sua carne, prima oscura di natura, risplendendo di un intenso candore, preannunziava il premio della beata risurrezione. Infine, le sue membra divennero flessibili e molli, non rigide come avviene nei morti, ma rese simili a quelle di un fanciullo.

Ogni anno il 3 ottobre, verso il tramonto, si celebra solennemente la Commemorazione del Transito del Poverello di Assisi, anche Santo Patrono d’Italia.